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I deboli dati provenienti dalla Cina martedì hanno continuato ad alimentare i timori di un possibile rallentamento dell’economia globale.  Le esportazioni dalla seconda principale economia mondiale sono scese del 25,4% a febbraio rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre le importazioni sono diminuite del 13,8%. L’Eurostat ha confermato martedì la sua stima sull’economia di 19 paesi condividendo il fatto che l’euro sarebbe cresciuto dello 0,3% nel periodo da ottobre a dicembre, rivedendo invece al rialzo la sua previsione sulla crescita su base annua dall’1,5 all’1,6%. Nello stesso tempo, la Commissione Europea ha messo in guardia 5 stati dell’Unione, tra cui l’Italia e la Francia, affinché riportino in ordine gli eccessivi squilibri economici che pesano sulla crescita e devono essere corretti. In Inghilterra, il governatore Carney ha dichiarato che un voto della Gran Bretagna a favore dell’uscita dall’Unione Europea potrebbe influenzare negativamente l’economia da 2,9 mila miliardi di dollari del paese e costringere alcune banche a trasferirsi.

L’indice della fiducia delle piccole imprese statunitensi è ulteriormente diminuito a febbraio a causa delle preoccupazioni sulla crescita delle vendite e degli utili che colpiscono la spesa per gli investimenti e i piani per le assunzioni, secondo quanto mostrato martedì da un’indagine. L’indice sull’ottimismo delle piccole imprese è sceso di un punto a 92,9 il mese scorso, con nessuna delle componenti dell’indice che ha mostrato incrementi. Il governatore della Fed, Brainard ha rivisto al ribasso le previsioni sull’aumento dei tassi nel breve termine lunedì, affermando che i mercati globali sono rimasti stabili nelle ultime settimane, la crescita è rallentata in Cina e la debolezza della domanda globale mette ancora a rischio l’economia.

Valute: Il dollaro è tornato sui minimi a due settimane rispetto alle altre principali valute martedì prima di tornare in territorio neutrale a causa del peggioramento delle stime in merito ad un prossimo aumento dei tassi negli USA e i deboli dati cinesi che continuano a pesare sulla fiducia dei mercati. La coppia EURUSD è rimasta relativamente stabile, scambiata tra $1,1058 e 1,0994. Il cross GBPUSD è stato scambiato al ribasso tra $1,4276 e $1,4174. USDJPY è stato scambiato al ribasso tra ¥113,52 e ¥112,44.

Greggio: Sale martedì il prezzo del petrolio che tocca nuovi massimi a tre mesi, prima di ritornare in territorio negativo, con gli investitori che hanno spostato la loro attenzione sulle discussioni circa un possibile congelamento della produzione. Sul mercato ICE, il Brent del Mare del Nord ha ceduto terreno, scambiato tra $41,48 e $39,42. Sul NYME, il light crude statunitense è stato scambiato al ribasso tra $38,39 e $36,26.

Oro: I future sull’oro hanno registrato un andamento altalenante rimanendo intorno ai massimi a 13 mesi all’inizio per poi tornare in territorio negative sulla scia degli ultimi dati negative provenienti dalla Cina. Sul Comex di New York, l’oro è stato scambiato al ribasso nell’ampio intervallo tra $1.279,00 e $1.261,10 l’oncia.

Indici: I titoli azionari asiatici hanno avuto andamenti contrastanti con Shanghai in ribasso dopo i deboli dati provenienti dalla Cina. Alla chiusura di Tokio, il NIKKEI 225 ha perso lo 0,68%. Alla chiusura di Shanghai, l’Hang Seng ha ceduto lo 0,73%.  I titoli europei hanno perso terreno martedì a causa dei dati negativi provenienti dalla Cina. A Francoforte, alla chiusura,  il DAX ha perso lo 0,88%. Alla chiusura di Parigi, il CAC 40 ha perso lo 0,86%. Alla chiusura di Madrid, l’IBEX 35 ha perso lo0,53%. Infine a Londra il FTSE ha chiuso in ribasso dello 0,92%.

Wall Street ha perso terreno martedì dopo lo scivolone del prezzo del petrolio e i deboli dati cinesi. Alla chiusura il Dow Jones Industrial Average ha ceduto lo 0,65%. L’S&P 500 ha ceduto lo 0,95% e il Nasdaq composite l’1,26%.
 
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Mercoledì 9 marzo 2016
 

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